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Non è solo una canzone per pomiciare (not just a making out song)

“I’ve had some remarkable experiences because of ‘I Feel Love’. One man told me he was playing it loudly while his mum, who was deaf, was vacuuming. All of a sudden he noticed that his mum was vacuuming to the rhythm of the song and, incredibly, was mouthing the words. Soon she began singing the lyrics, too, and got her hearing back thanks to ‘I Feel Love’. It’s astonishing that my song has had that kind of impact”.

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Kiss/bliss/rain/pain

Before you slip into unconsciousness
I’d like to have another kiss
Another flashing chance at bliss
Another kiss, another kiss

The days are bright and filled with pain
Enclose me in your gentle rain…

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Sant Jordi a Roma

I memo e gli inviti cominciano ad arrivare via Facebook dal mattino: Eduard Punset firma libri al Corte Inglés de Diagonal e alla Casa del Libro de Passeig de Gràcia a Barcellona; a Roma l’Istituto Cervantes a Piazza Navona organizza una lettura collettiva per la Giornata Mondiale del Libro e dei Diritti d’Autore, e in concomitanza con la festa di San Giorgio, regala ai partecipanti una rosa e un libro.

In Catalogna La Diada de Sant Jordi (il Giorno di San Giorgio) è anche El dia de la Rosa e El dia del Llibre. Una specie di San Valentino in cui ci si scambiano doni tra cari, innamorati e colleghi. Ma mentre le rose sono associate a questo giorno fin dal Medioevo, i libri sono arrivati diversi secoli dopo (da quando in Spagna si iniziò a celebrare la nascita di Cervantes nel 1926, che poi divenne il 23 aprile ovvero il giorno della morte di Cervantes, Shakespeare e Inca Garcilaso de la Vega; nel 1995 l’UNESCO proclamò  la “Giornata Mondiale del Libro e dei Diritti d’Autore”).

Di sicuro alle donne che il 23 aprile assistevano alla messa nella cappella di Sant Jordi nel Palacio de la Generalidad de Cataluña si regalava una rosa accompagnata dalla señera, la bandiera catalana, e una spiga di grano, simbolo di fertilità. Poiché Barcellona è la capitale editoriale, la combinazione di amore e letteratura è sbocciata in fretta. Oggi la Rambla era piena di bancarelle di rose e di libri: alla fine della giornata son passati di mano 6 milioni di rose e 800mila libri, che si sommano alle incalcolabili calorie generate dai dolci di crema e marzapane a forma di drago usciti a fiotti dalle pasticcerie. Quotazioni: stamattina le rose stavano 3 euro, nel pomeriggio erano scese a 2. Il libro di narrativa più venduto è stato El enredo de la bolsa y la vida, di Eduardo Mendoza.

Io per stanchezza salto l’unico appuntamento romano conosciuto (quello a Piazza Navona) e sulla strada di casa mi fermo a Via del Boschetto per comprare 50 grammi di darjeeling. Per questo passo davanti alla sede di Voland e visto che per una volta i nostri orari coincidono, entro incuriosita dalle persone che chiacchierano con in mano un bicchiere di vino. Sul tavolo oltre a libri sparsi, prosecco, vino e patatine, ci sono tre vasi pieni di rose gialle. La gente curiosa tra gli scaffali, qualcuno legge assorto, altri chiacchierano.

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Fatoumata Diawara: artista del Mali, enfant du monde

 

Fatoumata Diawara ha appena finito le riprese di Morbayassa, secondo lungometraggio di Cheick Fantamady Camara, una produzione franco-guineana girata in Senegal, Guinea e Francia. “In questo film sono Koumba, una prostituta”, dice con piglio divertito al telefono, mentre cammina a passo veloce per le strade di Parigi, trafelata verso il prossimo appuntamento.

“Il film parla del drammatico problema della prostituzione delle giovani africane. Le donne credono di poter essere libere solo grazie all’uomo, mentre hanno bisogno di guadagnare ed essere indipendenti. Dobbiamo fare in modo che in futuro anche le donne possano essere architette, pittrici, avere una professione. Devono essere libere innanzitutto nella loro testa”. Il ruolo sembra bruciare ancora sotto la pelle di questa giovane donna che a vent’anni ha lasciato il Mali per diventare un enfant du monde, figlia del mondo. “Dovevo scegliere tra tutto o niente”, dice ripensando a quella grande scelta dolorosa maturata dopo aver compiuto “un grande cammino nella sua testa”.

Trent’anni, nata in Costa d’Avorio da genitori maliani, prima di diventare l’artista di punta della World Circuit Records con il primo album Fatou (coprodotto da Nick Gold, ospiti John Paul Jones e Tony Allen), da adolescente è stata una stella del cinema in Africa Occidentale grazie a Sia, la Rêve du Python di Dani Kouyaté, nel ruolo della protagonista, una figura leggendaria di donna che sfugge al suo destino e prende controllo del suo corpo e della sua vita. Avventurosa e piena di colpi di scena è anche la sua biografia. Fatou ha trovato presto la sua strada: prima danzando negli spettacoli organizzati dal padre, poi nella recitazione e infine nella musica. Bambina esuberante e libera, viene spedita dai genitori dalla zia attrice a Bamako per ricevere un’educazione, un’esperienza di separazione traumatica di cui canta in Sowa. Fatou danza molto e parla poco, e il padre è convinto che sia timida. Invece dai quindici ai vent’anni gira film in Mali, Burkina Faso, Senegal, Guinea; fa tour teatrali internazionali, la sua carriera di attrice decolla, ma la famiglia la obbliga ad annunciare il ritiro dal cinema in un documentario televisivo a lei dedicato. Fatou obbedisce, ma quando Jean Louis Courcoult della compagnia teatrale francese Royal de Luxe va in Mali, lei ottiene la parte nel suo nuovo spettacolo. Con una fuga rocambolesca prende un aereo che dalla capitale maliana la porta a Parigi, dove vive da allora. Durante le tournée impara a suonare la chitarra e compone le prime canzoni. L’ala protettrice di Oumou Sangaré, le collaborazioni con Dee Dee Bridgewater e Herbie Hancock, sommate al talento e al carattere di ferro, fanno il resto.

C’est Fatou en action, dice di sé. L’album va in testa alla classifica europea di world music, il prossimo anno uscirà il film di Camara, Damon Albarn l’ha invitata nel supergruppo Rocket Juice and the Moon, con Flea dei Red Hot Chili Peppers e Tony Allen; canta nell’album dell’imminente ritorno di Bobby Womack, è sempre in tour e nel frattempo scrive le canzoni del secondo disco. “Quando compongo faccio tutto da sola, gli uomini li invito dopo”, dice con il consueto tono determinato, come se avesse tutto chiaro in testa. Invece del Mali post colpo di stato, che ad aprile avrebbe dovuto eleggere il nuovo presidente, preferisce non parlare: “Vado nel mio paese una volta all’anno, dovevo tornarci la settimana prossima ma purtroppo non sarà così. Ça va, ça va... comincia a rientrare tutto nell’ordine, siamo sulla buona strada”, commenta laconica, lasciando intendere che il Mali è un paese democratico poco avvezzo a colpi di stato e rovesciamenti di potere militari.

(Il Manifesto, 31 marzo 2012)

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Do you miss it?

“No, I don’t miss it. But I was scared that I would miss it. That life was so exciting, and the adrenalin becomes a drug for your body, a drug your body needs every week. So when you retire, for two years it’s very difficult. There’s a risk of depression. So when I retired I didn’t go back to France and I didn’t  stay in Manchester. I went to Barcelona, where  my grandparents were – and I didn’t watch games on TV. I didn’t want to be near the ambience of the game, to catch the smell of the dressing room. I really didn’t want to look back.”

(Eric Cantona)